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venerdì 29 marzo 2024

Dio come Causa persa - via ex impotentia

La sesta via si deduce dall’impotenza. Ogni ente deve la propria impotenza o a sé o ad altro. Appare infatti certo al riscontro dell’esperienza umana come in varie circostanze l’azione dei singoli nulla possa sul manifestarsi o il non manifestarsi di molteplici fenomeni. Uno di questi fenomeni è una guerra che si vorrebbe far cessare. Ciò determina nelle anime individuali il patema d’animo detto appunto dell’impotenza, che pone i singoli nell’inquietudine, ovvero nel movimento orientato a uscire da tale condizione. Di conseguenza gli individui cercano nell’altro da sé l’ente sufficientemente energico in grado di sottrarli alla frustrazione derivante dalla propria impotenza. Prima lo trovano nel partito, il quale si mostra tuttavia a sua volta inefficace in virtù di molteplici fattori, come la crisi di rappresentanza in cui versa; ne consegue quindi la ricerca di effettività in altri corpi intermedi, quali il Parlamento. Ma il Parlamento è animato dai partiti, di cui si è già constatata l’impotenza. Si cercherà dunque lo sbocco in esecutivi nazionali forti, che debbano la loro energia a un rapporto disintermediato e diretto tra singoli e leader basato sul carisma. Ma il carisma o - per meglio dire - l’indice di gradimento del capo si rivela a sua volta effimero e ineffettuale a dirigere una politica statuale sempre meno sovrana e sempre più dipendente da vincoli esterni, tra i quali figura l’Unione Europea. Ma un’Europa tenuta insieme unicamente dal collante NATO, cioè dal vincolo alla sfera d'influenza americana, che si riconosce dunque unita solo in contrapposizione alla Russia, è solo - direbbe Hegel - un’Europa esterna, il cinquantunesimo Stato degli Stati Uniti d’America. USA che al proprio interno si scoprono in verità a loro volta divisi e deboli nel tenere insieme un mondo sempre più multipolare.

Risalendo nei gradi dell’impotenza, ci si appellerà dunque a organizzazioni non statuali e particolari, ma internazionali e universali, quali l’ONU, la cui incapacità penultima ha la sua ragione nella completa subalternità della politica all’economia e al rapporto di capitale in genere. Tale grado esperito di impotenza fenomenica conduce al transfenomenico, a un ente cioè che sia centro di imputazione finale di ogni impotenza intermedia e quindi ultima, l’ente massimamente impotente, una realtà che sia causa prima di tutta l’impotenza osservabile nell’universo. Se procedessimo a ritroso all’infinito, elimineremmo la prima causa di impotenza, per cui non vi sarebbero né impotenze medie né un’impotenza ultima, e questo è ovviamente falso. Dovremo pertanto arrestarci a un’impotenza finale reale. Chiameremo tale realtà - in sé e per sé onnimpotente - Dio, che è dunque non solo causa prima, ma anche - e soprattutto - Causa persa. C.V.D.

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