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IL MOVIMENTO REALE AL FOTOFINISH CON LO STATO DI COSE LATENTE.


domenica 5 maggio 2013

Giorno del promemoria

17. Ma deve essere tenuta in scarsa considerazione la dottrina di coloro che sostengono si possa ricorrere giustamente alle armi, secondo il diritto delle genti, al fine di indebolire una potenza ostile che sta accrescendosi e che, una volta accresciutasi, potrebbe arrecare grave danno. Riconosco che nelle deliberazioni intorno a una guerra anche questi argomenti possano pesare, ma non dal punto di vista della giustizia, sì da quello dell'utilità; così che se per un altro motivo una guerra può essere definita giusta, per questo motivo si può dire che essa è stata iniziata anche secondo prudenza (e questa è in realtà l'opinione degli autori che vengono citati a questo proposito). 

Ma è contrario a ogni misura di equità che la possibilità di subire violenza dia diritto a esercitarla: è destino della vita umana che non possiamo mai vivere in piena sicurezza, e rispetto alle paure indeterminate ci si deve tutelare col cercare protezione nella divina provvidenza e in misure prudenziali non offensive, e non certo nella violenza.
(Ugo Grozio, De jure belli ac pacis, Libro II, cap. I, § 17)

venerdì 26 aprile 2013

Troika


Cos’è questo mortorio! Questi parassiti non fanno niente per la festa di questo giorno! Urlate di gioia! Fate quello che volete, ma soprattutto ridete! Su, imbecilli! Fateci vedere che siete felici, avanti ridete!
(Salò o le 120 giornate di Sodoma)

Ce lo chiede l'Europa!
(Napolitano, Monti, Letta)

venerdì 19 aprile 2013

eXcaptum

Se il sovrano, nelle parole di Carl Schmitt, è colui che può proclamare lo stato di eccezione e sospendere così legalmente la validità della legge, allora lo spazio proprio della sovranità è uno spazio paradossale, che è, nello stesso tempo, dentro e fuori l'ordinamento giuridico. Che cos'è, infatti, una eccezione? È una forma dell'esclusione. È un caso singolo, che è escluso dalla norma generale. Ma ciò che caratterizza l'eccezione è che ciò che è escluso non è semplicemente senza rapporto con la legge; al contrario, la legge si mantiene in relazione con essa nella forma della sospensione. La norma si applica all'eccezione disapplicandosi, ritirandosi da essa. L'eccezione è veramente, secondo una possibile etimologia del termine (excapere) presa fuori, inclusa attraverso la sua stessa esclusione.
Propongo (raccogliendo un suggerimento di Jean-Luc Nancy) di chiamare bando (dall'antico termine germanico che designa tanto l'esclusione dalla comunità che il comando e l'insegna del sovrano) questa relazione tra la norma e l'eccezione che definisce il potere sovrano. Colui che è, in questo senso, «messo al bando» non è solo escluso dalla legge, ma questa si mantiene in relazione con lui abbandonandolo.
Per questo del «bandito» (in questo senso più ampio, che include l'esiliato, il rifugiato, l'apolide) non è possibile dire (come del sovrano) se egli sia dentro o fuori l'ordinamento.
(Giorgio Agamben, Mezzi senza fine)