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IL MOVIMENTO REALE AL FOTOFINISH CON LO STATO DI COSE LATENTE.
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martedì 7 aprile 2020
lunedì 28 agosto 2017
lunedì 23 gennaio 2017
Rifugiati, rispettate il Pane
Il campo è zona d’indifferenza
fra pubblico e privato e, insieme, matrice nascosta dello spazio politico in
cui viviamo.
Il rifugiato, spezzando il nesso fra uomo
e cittadino, diventa, da figura marginale, fattore decisivo della crisi dello
Stato-nazione moderno.
[Giorgio Agamben, Mezzi
senza fine]
Il ministro degli Interni
Minniti ha anticipato la sua strategia per le prossime settimane, spiegando che
l’intenzione del governo è di arrivare all’apertura di un Cie in ogni Regione che possa far fronte all’esigenza di tenere
sotto controllo gli irregolari evitando, come spesso è accaduto sinora, di
doverli lasciare andare proprio perché non ci sono strutture in grado di
trattenerli come invece prevede la legge.
[Corriere
della Sera – 16 dicembre 2016]
Chiediamo tempi
rapidi per le risposte sulle richieste di asilo, risorse certe, rispetto delle
quote stabilite e lavoro
obbligatorio gratuito per i migranti.
[presidente di Anci Veneto, Maria Rosa Pavanello]
Se il rifugiato rappresenta, nell’ordinamento dello
Stato-nazione, un elemento così inquietante, è innanzitutto perché, spezzando l’identità
fra uomo e cittadino, fra natività e nazionalità, esso mette in crisi la
finzione originaria della sovranità. Singole eccezioni a questo principio
erano, naturalmente, sempre esistite: la novità del nostro tempo, che minaccia
lo Stato-nazione nei suoi stessi fondamenti, è che porzioni crescenti dell’umanità
non sono più rappresentabili al suo interno.
Per questo, in quanto, cioè, scardina la vecchia trinità Stato-nazione-territorio,
il rifugiato, questa figura apparentemente marginale, merita di essere, invece,
considerato come la figura centrale della nostra storia politica.
È bene non dimenticare che i primi campi furono costruiti in
Europa come
spazio di controllo per i rifugiati, e che la successione
campi di internamento-campi di concentramento-campi di sterminio rappresenta
una filiazione perfettamente reale.
Una delle poche regole cui i nazisti si attennero
costantemente nel corso della «soluzione finale», era che solo dopo essere
stati compiutamente denazionalizzati (anche di quella cittadinanza di seconda
classe che
spettava loro dopo le leggi di Norimberga), gli ebrei e gli
zingari potevano essere inviati nei campi di sterminio.
Quando i suoi diritti non sono più diritti del cittadino,
allora l’uomo è veramente sacro, nel senso che
questo termine ha nel diritto romano arcaico: votato alla morte.
[Giorgio Agamben, Mezzi
senza fine]
venerdì 19 aprile 2013
eXcaptum
Se il sovrano,
nelle parole di Carl Schmitt, è colui che può proclamare lo stato di eccezione
e sospendere così legalmente la validità della legge, allora lo spazio proprio
della sovranità è uno spazio paradossale, che è, nello stesso tempo, dentro e
fuori l'ordinamento giuridico. Che cos'è, infatti, una eccezione? È una forma
dell'esclusione. È un caso singolo, che è escluso dalla norma generale. Ma ciò
che caratterizza l'eccezione è che ciò che è escluso non è semplicemente senza
rapporto con la legge; al contrario, la legge si mantiene in relazione con essa
nella forma della sospensione. La norma si applica all'eccezione
disapplicandosi, ritirandosi da essa. L'eccezione è veramente, secondo una
possibile etimologia del termine (excapere) presa fuori, inclusa attraverso la
sua stessa esclusione.
Propongo
(raccogliendo un suggerimento di Jean-Luc Nancy) di chiamare bando (dall'antico
termine germanico che designa tanto l'esclusione dalla comunità che il comando
e l'insegna del sovrano) questa relazione tra la norma e l'eccezione che
definisce il potere sovrano. Colui che è, in questo senso, «messo al bando» non
è solo escluso dalla legge, ma questa si mantiene in relazione con lui
abbandonandolo.
Per questo del
«bandito» (in questo senso più ampio, che include l'esiliato, il rifugiato,
l'apolide) non è possibile dire (come del sovrano) se egli sia dentro o fuori
l'ordinamento.
(Giorgio Agamben, Mezzi senza fine)
(Giorgio Agamben, Mezzi senza fine)
mercoledì 14 novembre 2012
IDOLA, FuORI! 25 - Il falso è l'intero
Nel mondo
realmente rovesciato, il vero è un momento del falso,
scriveva Guy Debord più di quaranta anni fa.
La
satira – la cui morte per afasia ha per epitaffio la celebre battuta di Karl
Kraus, su Hitler non mi viene in mente
nulla – non potrà dunque riattivare il proprio discorso appellandosi semplicemente
all’oggettività dei fatti, o meglio all’attendibilità delle notizie che
pretenderebbero di riferire quegli stessi fatti. Perché proprio dinanzi all’indicibilità di un
fatto (l’ascesa del nazismo) essa è ammutolita.
Le ragioni dello scacco vanno ricercate nell’espropriazione stessa della lingua.
Le ragioni dello scacco vanno ricercate nell’espropriazione stessa della lingua.
Il capitale fa una cosa
sola, accumula indefinitamente se stesso (al punto tale da transustanziarsi in immagine), e indefinitamente produce
desertificazione. Il totalitarismo è solo una delle sue innumerevoli manifestazioni.
Dunque la stessa potenza sociale linguistica, ovvero ciò che rende possibile la
comunicazione e lo strutturarsi di forme-di-vita umane (bios), è oggi scissa dall’essere e ricostruita in un orizzonte
separato, completamente disponibile all’estrazione di plusvalore. Ciò che univa
concretamente, ora unisce nella separazione. Lo spettacolare integrato – in cui
si raccolgono le rovine della letteratura, dell’arte, della politica –
costituisce il compimento del processo: il falso è l’intero.
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sabato 10 novembre 2012
Nuda vita
In quanto i suoi abitanti sono stati spogliati di ogni statuto politico e ridotti
integralmente a nuda vita, il campo è anche il più assoluto spazio biopolitico
che sia mai stato realizzato, in cui il potere non ha di fronte a sé che la
pura vita biologica senz’alcuna mediazione. Per questo il campo è il
paradigma stesso dello spazio politico nel punto in cui la politica diventa
biopolitica e l’homo sacer (l’uomo
votato alla morte) si confonde
virtualmente col cittadino.[…] Se questo è vero, se l’essenza del campo
consiste nella materializzazione dello stato d’eccezione e nella conseguente
creazione di uno spazio per la nuda vita come tale, dovremo ammettere, allora,
che ci troviamo virtualmente in presenza di un campo ogni volta che viene
creata una struttura, indipendentemente dall’entità dei crimini che vi sono
commessi e qualunque ne siano la denominazione e la specifica topografia. Sarà
un campo tanto lo stadio di Bari in cui nel 1991 la polizia italiana ammassò
provvisoriamente gli immigrati clandestini albanesi prima di rispedirli nel
loro paese, che il velodromo d’inverno in cui le autorità di Vichy raccolsero
gli ebrei prima di consegnarli ai tedeschi, tanto il campo profughi al confine
con la Spagna nei cui pressi morì Antonio Machado, che le zones d’attente negli aeroporti
internazionali francesi in cui vengono trattenuti gli stranieri che
chiedono il riconoscimento dello statuto di rifugiato.
(Giorgio Agamben, Che cos'è un campo?, in Mezzi senza fine, note sulla politica, 1996)
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domenica 28 ottobre 2012
Violentia et ius convertuntur
Se il sovrano è [...] colui che, proclamando lo stato di eccezione e sospendendo la validità della legge, segna il punto di indistinzione fra violenza e diritto, la polizia si muove sempre, per così dire, in un simile "stato di eccezione".
Le ragioni di "ordine pubblico" e di "sicurezza", di cui essa si trova in ogni singolo caso a dover decidere, configurano una zona di indistinzione fra violenza e diritto esattamente simmetrica a quella della sovranità. (Giorgio Agamben, Mezzi senza fine, note sulla politica)
venerdì 28 ottobre 2011
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