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IL MOVIMENTO REALE AL FOTOFINISH CON LO STATO DI COSE LATENTE.


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martedì 7 gennaio 2020

Ai martiri della Satira immortale


La musa della satira non ama le pacate parole, ma il sangue abbondante, 
e prende il corpo orizzontale dell'uomo come misura unica 
per stimare il più vasto destino.

martedì 4 settembre 2012

Si è spento il cardinale Mazzarino

Martini, come la stragrande maggioranza delle personalità pubbliche della sua infruttifera epoca, vive nella morte l’acme della propria popolarità. L’evento – per la precisione – si verifica immediatamente dopo l’exitus e un istante prima della putrefazione, giusto il tempo necessario alla raccolta in cattedrale di intere moltitudini di greggi umane – in spontanea auto-immolazione sull’altare dello spettacolo – e dei loro relativi mandriani, volgari politicanti all’abbeverata di consenso. I cadaveri eccellenti a questo servono: homo homini funus. Dopodiché non c’è testamento spirituale che tenga e, in largo anticipo sulle più tempestive mosche sarcofaghe, corpo e anima precipitano nella pattumiera della (piccola) storia.

Un ecclesiastico sulla cui fama non tramonta mai il sole, e che per questo può ancora insegnarci qualcosa, è piuttosto il Richelieu, estensore di ben più fortunati testamenti e indubbio protagonista – lui sì vincente! – del dialogo interconfessionale, perché le cannonate, per usare un linguaggio forbito, sono il vero esperanto dei popoli.

E durante i rari momenti in cui la beneamata polvere da sparo non serve, o serve meno, ci si può sempre istruire con le massime incluse nel Breviario dei politici del cardinale Mazzarino, utili precetti per condurre un’esistenza in pace con se stessi e di dominio sugli altri, “che se non sbaglio è rigorosamente la stessa cosa”.
Alcuni estratti indicativi:

La malattia, l’ubriachezza, le riunioni conviviali, i momenti di distensione e di allegria, i giochi d’azzardo, i viaggi – in poche parole tutte le situazioni in cui gli animi tendono a lasciarsi andare, in cui i cuori si aprono e, si potrebbe dire, in cui le belve si lasciano attirare fuori dalle loro tane – potrebbero essere per te occasioni per raccogliere informazioni preziose su tutti. Lo stesso succede per il dolore, soprattutto quando è provocato da un’ingiustizia. Bisogna saper approfittare di queste situazioni, frequentando più assiduamente coloro sui quali vuoi saperne di più. Ti renderai conto anche di quanto sia utile avvicinare i loro amici, i figli, le persone più intime – senza dimenticare i loro domestici, che si lasciano corrompere facilmente con piccoli regali e in cambio sono disposti a fornire molte informazioni.

Quando un uomo è colpito da un grosso dispiacere, cogli l’occasione per adularlo e consolarlo. È proprio in simili circostanze che si lasciano trasparire i pensieri più segreti e nascosti.

Induci gli altri, senza che se ne accorgano, a raccontarti la loro vita. Il modo migliore per farlo è fingere di narrare la tua. Ti confideranno come sono riusciti a ingannare gli altri e ciò ti sarà utile per capire il loro attuale comportamento. Ma, naturalmente, stai ben attento a non svelare niente della tua vita.

Se vuoi diventare amico di qualcuno, comincia con l’osservare chi, fra i membri della sua corte, ne gode i favori, chi ordisce gli intrighi, chi ha il privilegio di prendersi gioco degli altri. Usa qualunque mezzo per farti benvolere da ognuno: ti saranno utili in futuro. Potrai approfittare dei loro consigli per far progredire i tuoi affari – visto che, quando la gente dà un parere, ama vedere che è seguito da un effetto – e ti saranno d’aiuto nella tua opera di seduzione. Se desideri vendicarti di qualcuno, cerca di screditarlo ai loro occhi, dimodoché arrivino a condividere il tuo desiderio di nuocergli.

Se devi lasciare una carica, fai in modo che i tuoi successori non possiedano un talento troppo chiaramente superiore al tuo.

Difendi sempre la libertà del popolo.


mercoledì 8 agosto 2012

Lunga conservazione

Il modo migliore di risolvere i problemi è lasciarli marcire, diceva Andreotti.
Sì, ma uno non può aspettare per novantatré anni, cazzo!

sabato 7 luglio 2012

Di Spinoza, di satira e di altri umori

Che a Spinoza piacesse ridere di gusto è risaputo e debitamente documentato. Colerus – biografo comunque a lui ostile –, racconta a riguardo alcuni aneddoti.

Lo stesso Spinoza d’altra parte scrive:
1-L’Irrisione è Gioia nata dal fatto che immaginiamo che qualcosa che disprezziamo è presente nella cosa che odiamo.
SPIEGAZIONE
In quanto disprezziamo una cosa che odiamo, in tanto ne neghiamo l’esistenza […] e in tanto ci rallegriamo. Ma, poiché supponiamo che l’uomo abbia in odio ciò che è oggetto della sua irrisione, segue che questa Gioia non è solida. (Eth. III, prop. XI e spiegazione)

2-L’Odio non può mai essere buono.
L’Invidia, l’Irrisione, il Disprezzo, l’Ira, la Vendetta e gli altri affetti che si riferiscono all’Odio o nascono da esso sono cattivi […]. (Eth. IV, prop. XLV e corollario I)

3-Tra l’Irrisione (che nel primo Corollario ho detto cattiva) e il riso riconosco una grande differenza. Infatti, il riso – come anche il gioco –  è pura Gioia, e perciò […] è di per sé buono. (Eth. IV, prop. XLV, scolio)

Oltre al riso e alle pure gioie esistono dunque anche delle gioie tristi, cioè gioie che si danno a seguito della denuncia delle tristezze altrui, passioni di cui non siamo causa adeguata. Gioie reattive, direbbe Nietzsche.

La satira, a parte i suoi momenti migliori, difficilmente mostra di essere qualcosa di più che una re-azione, un contro-mood derisorio, una denuncia, o una sottrazione di quanto è comunemente acquisito al senso comune.

Nei suoi esempi peggiori è invece l’apoteosi rovesciata di ciò che esiste, un’implicita glorificazione “al negativo” dello stato di cose presente.

Di qui la diversità rispetto al grottesco materiale, al carnevalesco (Rabelais non è un autore satirico, infatti), oppure a un umorismo nero – da Kubin a Kafka, da Lautréamont a Max Ernst – che è soprattutto sovvertimento per una produzione ontologica del nuovo e non replica invertita dell’esistente.  

venerdì 29 giugno 2012

Carlin, Hicks, Schimmel etc.

Nel loro umorismo insiste e persiste un irriducibile carattere antipolitico (peraltro implicito nella società democratica americana tutta, e già riconosciuto dalle analisi di Tocqueville). L'individuo privato, ideologicamente concepito come soggetto portatore di diritti naturali tendenzialmente illimitati - tra i quali figura un'astratta libertà d'espressione -, è l'alfa e l'omega di questi talenti satirici. Le contraddizioni sociali, per quanto riconosciute, sono interiorizzate, rielaborate e restituite in forma umoristica su un piano prevalentemente psicologico, personale, politicamente agnostico.