La favola dei due topolini: due topolini vivevano assieme nella più aspra inimicizia, e si facevano a vicenda tutto il male possibile. Un giorno il gatto si mangiò uno dei due topolini. L'altro ne fu felicissimo, e si sentì in obbligo di fare personalmente visita al gatto per esprimergli la sua gratitudine. E così fu divorato anche lui [...]
[Carl Schmitt a Jacob Taubes, allegato alla lettera del 19/2/1979]
IL BLOG
IL MOVIMENTO REALE AL FOTOFINISH CON LO STATO DI COSE LATENTE.
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domenica 16 novembre 2025
venerdì 19 aprile 2024
venerdì 1 aprile 2022
A warning to all liberal ghostbusters
Uno spettro si aggira per l'Europa funzionalista,
portatore di scissione,
decisore del taglio sovrano,
ostetrico del parto cesareo del soggetto.
È il clangore della storia.
È lo spettro del politico.
Who ya gonna call?
martedì 7 aprile 2020
giovedì 15 marzo 2018
mercoledì 5 aprile 2017
mercoledì 22 marzo 2017
martedì 1 novembre 2016
lunedì 17 ottobre 2016
venerdì 4 marzo 2016
Sparse viscere di bronzo
Sovrano è colui che decide sullo stato d’eccezione, scriveva una volta qualcuno con troppi cattivi amici e nemici. In un mondo che oggi assomiglia a quello attraversato dall’avventuroso Simplicissimus – presso il quale tutto è invertito, dove la crisi permanente appare come la normale e adeguata forma storica assunta dal capitale, e in cui la guerra cessa di essere anomalia catastrofica per trasformarsi in consuetudine disordinativa del sociale –, lo stato di eccezione è quotidianamente evocato a guisa di un defibrillatore per enti giuridici nazionali allo sfascio, col medesimo risultato che si otterrebbe masturbando un cadavere.
domenica 6 dicembre 2015
venerdì 20 novembre 2015
giovedì 30 luglio 2015
venerdì 17 aprile 2015
Verità è Luce
Europa è Amleto! Grave e silenziosa
alle sue porte ogni notte
si aggira la sepolta libertà,
e accenna agli uomini di guardia.
lunedì 15 settembre 2014
Humachina per la Pace: 1. Kerygma
Humachina è annuncio di Verità, il trascendentale razionale che attende di essere coniato in moneta avente valore legale.
Quis interpretabitur?
lunedì 10 marzo 2014
Tagliare il nodo
Il
popolo americano e il popolo tedesco, strettamente legati tra loro dalla profonda affinità delle loro concezioni di vita e dalla completa solidarietà dei loro interessi, riaffermando
il desiderio di vivere in pace con tutti i popoli e con tutti i governi, decisi
a salvaguardare la libertà dei propri popoli, il proprio retaggio comune e la
propria civiltà, fondati sui principi della democrazia, sulle libertà
individuali e sul predominio del diritto, desiderosi di favorire in tutto il
pianeta il benessere e la stabilità in mezzo a un mondo inquieto e in
dissoluzione, decisi a riunire gli sforzi per la propria difesa collettiva e
per il mantenimento della pace e della sicurezza del proprio spazio vitale,
stringono d'intesa un patto d’indistruttibile amicizia, per adempiere il
loro compito di assicurare le basi della Civiltà.
lunedì 30 settembre 2013
Apostasia
Tutti gli idoli svaniscono
di fronte all’energia straordinaria di quest’ultimo, dell’Idolo: che
all’individuo, a ciascun individuo, spetti godere, senza alcun limite esterno,
di tutto il potere che può. E tuttavia, nelle maglie di quest’Idolo tutte le
volontà sono irretite; di fronte ad esso tutte si genuflettono; in esso si
eguagliano, si confondono, divengono infinita moltitudine. Si forma così il
corpo dell’Anticristo, come “società” degli ultimi uomini. Essi danno vita a
“un solo gregge”, ma è un gregge che non tollera pastori, poiché il “pastore”
già detta dall’interno di ogni loro movimento e pensiero: che felicità sia a
vostra misura; “Che cos’è amore? E creazione? E anelito? E stella?”; è compiuto
l’uomo; “si avvicinano i tempi in cui l’uomo non scaglierà più la freccia
anelante al di là dell’uomo” (Nietzsche, Prologo di Zarathustra) .
Nessuna anarchia;
all’opposto: arché, principio e guida spettano all’ultimo uomo rappresentato
dall’Antikeimenos; ma qui l’idea di rappresentazione gioca in forma capovolta
rispetto alla figura del katechon.
L’Avversario “rappresenta” gli ultimi uomini, che ne costituiscono corpo e energia, predicando la loro “libertà” da ogni “rappresentante”, la loro compiuta autonomia. L’Avversario rappresenta de-costruendo ogni rappresentabilità.
L’ordine dell’Antikeimenos deve essere sentito dall’ultimo uomo come privo di ogni valenza rappresentativa. L’essere-rappresentati finisce con l’apparirgli sinonimo di violenza o coercizione. È, alla fine, l’idolo del Sé che egli adora. In questo modo l’Empio si oppone a ogni katechon, fino a sradicarlo. Egli “rappresenta” le forze non contenibili, e perciò non rappresentabili, dell’ultimo uomo. Ma irrappresentabile diviene, con ciò stesso, anche ogni trascendente, anzi: l’idea stessa che l’uomo ek-sista in quanto facoltà di trascendersi. Della pura immanenza, chiusa in sé, è impossibile farsi immagine, così come della sovra-essenzialità divina.
Esausto si fa allora il tempo messianico di fronte all’energia dell’ultimo uomo. Non vi è né Fine, né attesa, se non quella che sempre si ripete della soddisfazione del proprio individuale appetito. L’ultimo uomo eternamente ritorna (il convalescente, in Così parlò Zarathustra), in un’infinita durata scandita dalla produzione e riproduzione dei bisogni. Nella sua inospitale individualità egli è perciò anche l’essere più dipendente che si possa concepire – dipendente dal sistema “universale” che quella produzione e riproduzione assicura. Egli vive, in ogni senso, soltanto nella sua rete. Irretito nel potere dell’Antikeimenos, incapace di innalzarsi.
La sua epoca – che egli pretende compimento non solo della storia, ma dello stesso genere “uomo” – è quella della rete, proprio nella sua metafisica differenza rispetto al segno della croce, nella sua radicale anticristicità. Le direzioni della prima si dispongono integralmente sull’orizzontale, e il suo progetto consiste nell’annullare nell’hic et nunc dello spazio globale il senso stesso del tempo escatologico-messianico; quelle della croce, all’opposto, segnano l’irrompere imprevedibile dell’Eterno sul piano della distensio temporis – Eterno che sempre su di esso si rappresenta, ma sempre anche, insieme, si ri-vela.
L’Avversario “rappresenta” gli ultimi uomini, che ne costituiscono corpo e energia, predicando la loro “libertà” da ogni “rappresentante”, la loro compiuta autonomia. L’Avversario rappresenta de-costruendo ogni rappresentabilità.
L’ordine dell’Antikeimenos deve essere sentito dall’ultimo uomo come privo di ogni valenza rappresentativa. L’essere-rappresentati finisce con l’apparirgli sinonimo di violenza o coercizione. È, alla fine, l’idolo del Sé che egli adora. In questo modo l’Empio si oppone a ogni katechon, fino a sradicarlo. Egli “rappresenta” le forze non contenibili, e perciò non rappresentabili, dell’ultimo uomo. Ma irrappresentabile diviene, con ciò stesso, anche ogni trascendente, anzi: l’idea stessa che l’uomo ek-sista in quanto facoltà di trascendersi. Della pura immanenza, chiusa in sé, è impossibile farsi immagine, così come della sovra-essenzialità divina.
Esausto si fa allora il tempo messianico di fronte all’energia dell’ultimo uomo. Non vi è né Fine, né attesa, se non quella che sempre si ripete della soddisfazione del proprio individuale appetito. L’ultimo uomo eternamente ritorna (il convalescente, in Così parlò Zarathustra), in un’infinita durata scandita dalla produzione e riproduzione dei bisogni. Nella sua inospitale individualità egli è perciò anche l’essere più dipendente che si possa concepire – dipendente dal sistema “universale” che quella produzione e riproduzione assicura. Egli vive, in ogni senso, soltanto nella sua rete. Irretito nel potere dell’Antikeimenos, incapace di innalzarsi.
La sua epoca – che egli pretende compimento non solo della storia, ma dello stesso genere “uomo” – è quella della rete, proprio nella sua metafisica differenza rispetto al segno della croce, nella sua radicale anticristicità. Le direzioni della prima si dispongono integralmente sull’orizzontale, e il suo progetto consiste nell’annullare nell’hic et nunc dello spazio globale il senso stesso del tempo escatologico-messianico; quelle della croce, all’opposto, segnano l’irrompere imprevedibile dell’Eterno sul piano della distensio temporis – Eterno che sempre su di esso si rappresenta, ma sempre anche, insieme, si ri-vela.
(da Cacciari, M., Il potere che frena, Adelphi)
lunedì 29 luglio 2013
lunedì 15 luglio 2013
venerdì 19 aprile 2013
eXcaptum
Se il sovrano,
nelle parole di Carl Schmitt, è colui che può proclamare lo stato di eccezione
e sospendere così legalmente la validità della legge, allora lo spazio proprio
della sovranità è uno spazio paradossale, che è, nello stesso tempo, dentro e
fuori l'ordinamento giuridico. Che cos'è, infatti, una eccezione? È una forma
dell'esclusione. È un caso singolo, che è escluso dalla norma generale. Ma ciò
che caratterizza l'eccezione è che ciò che è escluso non è semplicemente senza
rapporto con la legge; al contrario, la legge si mantiene in relazione con essa
nella forma della sospensione. La norma si applica all'eccezione
disapplicandosi, ritirandosi da essa. L'eccezione è veramente, secondo una
possibile etimologia del termine (excapere) presa fuori, inclusa attraverso la
sua stessa esclusione.
Propongo
(raccogliendo un suggerimento di Jean-Luc Nancy) di chiamare bando (dall'antico
termine germanico che designa tanto l'esclusione dalla comunità che il comando
e l'insegna del sovrano) questa relazione tra la norma e l'eccezione che
definisce il potere sovrano. Colui che è, in questo senso, «messo al bando» non
è solo escluso dalla legge, ma questa si mantiene in relazione con lui
abbandonandolo.
Per questo del
«bandito» (in questo senso più ampio, che include l'esiliato, il rifugiato,
l'apolide) non è possibile dire (come del sovrano) se egli sia dentro o fuori
l'ordinamento.
(Giorgio Agamben, Mezzi senza fine)
(Giorgio Agamben, Mezzi senza fine)
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