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IL MOVIMENTO REALE AL FOTOFINISH CON LO STATO DI COSE LATENTE.


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mercoledì 14 novembre 2012

IDOLA, FuORI! 25 - Il falso è l'intero

Nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso, scriveva Guy Debord più di quaranta anni fa. 
La satira – la cui morte per afasia ha per epitaffio la celebre battuta di Karl Kraus, su Hitler non mi viene in mente nulla – non potrà dunque riattivare il proprio discorso appellandosi semplicemente all’oggettività dei fatti, o meglio all’attendibilità delle notizie che pretenderebbero di riferire quegli stessi fatti.  Perché proprio dinanzi all’indicibilità di un fatto (l’ascesa del nazismo) essa è ammutolita. 
Le ragioni dello scacco vanno ricercate nell’espropriazione stessa della lingua. 
Il capitale fa una cosa sola, accumula indefinitamente se stesso (al punto tale da transustanziarsi  in immagine), e indefinitamente produce desertificazione. Il totalitarismo è solo una delle sue innumerevoli manifestazioni. Dunque la stessa potenza sociale linguistica, ovvero ciò che rende possibile la comunicazione e lo strutturarsi di forme-di-vita umane (bios), è oggi scissa dall’essere e ricostruita in un orizzonte separato, completamente disponibile all’estrazione di plusvalore. Ciò che univa concretamente, ora unisce nella separazione. Lo spettacolare integrato – in cui si raccolgono le rovine della letteratura, dell’arte, della politica – costituisce il compimento del processo: il falso è l’intero.

mercoledì 6 giugno 2012

IDOLA, FuORI! 21 - Satira, una lezione impartita a me stesso

Informazione e moda nell’epoca dello spettacolare integrato sono espressione di un medesimo processo di alienazione. Entrambe descrivono parabole effimere, al ritmo del tempo realmente falsificato della produzione e del consumo di merci. Se sulla passerella l’abito – rendendosi visibile – diviene immediatamente out of fashion, le news compaiono già consunte nell’attimo stesso della loro apparizione: l’attualità è obsolescenza per definizione.

Una satira subalterna ai ritmi evenemenziali della cronaca giornalistica si oggettiva istantaneamente in apologia dell’esistente, una figura della falsa coscienza. La risata può darsi, ma solo all’interno di un orizzonte già spezzato, laddove l’emancipazione è vuoto portamento, e in cui vige incontrastata la ratio di una logica surcodificante e binaria, che automaticamente ripartisce l’informazione in nuova e vecchia, ricalcando indefinitamente l’immagine di un mondo feticcio, completamente informato, cioè dissolto – perché questo fa il capitale – in un accumulo pulviscolare di fatti.

La prospettiva storica di lungo periodo, l’unica capace di dialettizzare e di attingere criticamente a “più ampi destini”, è bloccata e neutralizzata dall’ansia ideologica di un’immobile rincorsa alla notizia.