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IL MOVIMENTO REALE AL FOTOFINISH CON LO STATO DI COSE LATENTE.


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mercoledì 21 ottobre 2026

Achtung!

 


Hommage à Valnoir




La rivolta di Los Angeles è una rivolta contro la merce, contro il mondo della merce e del lavoratore-consumatore gerarchicamente sottomesso alle sue misure. I neri di Los Angeles (come le bande di giovani delinquenti di tutti i paesi avanzati, ma in modo più radicale perché appartengono a una classe complessivamente senza futuro, a una parte del proletariato che non può credere a prospettive concrete di promozione o integrazione) prendono alla lettera la propaganda del capitalismo moderno, la sua pubblicità dell’abbondanza. Vogliono subito tutti gli oggetti mostrati e astrattamente disponibili, perché vogliono usarli. Per questo ne rifiutano il valore di scambio, quella realtà mercantile che ne è lo stampo, la motivazione e il fine ultimo, e che ha selezionato tutto. Attraverso il furto e il dono ritrovano un uso che, subito, smentisce la razionalità opprimente della merce, facendo apparire arbitrarie e non necessarie le sue relazioni e perfino la sua produzione.

[Guy Debord, Internazionale situazionista, Il declino e la caduta dell'economia mercantile-spettacolare, 1965]

venerdì 16 ottobre 2020

Humachina per la Giornata dell'alimentazione [appunti dal taccuino EXPO 2015 ]


Il cibo, cotto o crudo che sia, è in ogni caso “mondo lavorato”, incorpora cioè lavoro umano, è il prodotto di attività integrate, di complesse mediazioni sociali. 

Nella vetrina EXPO, ogni riferimento alla base concreta e materiale della lavorazione sottesa alla preparazione degli alimenti è amputata in partenza. I piatti, i cibi, le portate sono presentate come realtà scisse e a sé stanti. Non cose, ma oggetti. Merci feticizzate.

Catturati nella fantasmagoria, si assiste addirittura a un duplice grado di astrazione, giacché il cibo non solo è separato dalla sua lavorazione concreta, dai rapporti sociali implicati, ma è presentato – sarebbe meglio dire messo in scena – in una forma essa stessa definitivamente disincarnata. 

Non è cibo mangiabile, è il suo spettacolo, la sua ultima illustrazione. In particolare modo, la sua immagine digitalizzata (es. il padiglione giapponese).

L’operazione di falsificazione spettacolare del mondo in EXPO prevede che la rappresentazione del cibo debba manifestarsi nella sua forma più pura e illusoria, ipnotica. Il cibo si vede e basta. Non si consuma. 

Le zone di ristoro sono collocate nel punto cieco del palcoscenico, sottratte allo sbrilluccichio dei padiglioni. Per acquistare e mangiare un panino scadente occorre defilarsi nelle aree periferiche, dove pure stanno i cessi.

La consumazione implica la masticazione, la digestione e la deiezione, tutte pratiche che rimandano a una materialità concreta che il dogma dello spettacolo deve occultare ed esorcizzare.

Il cibo a EXPO si smaterializza, si spiritualizza, diventa sovrasensibile, misteriosamente sociale, autonomo e indipendente, un feticcio danzante davanti ai visitatori dei padiglioni, passivi spettatori inebetiti dall’evento.

Le immagini fluttuano in rutilanti animazioni digitali su grandi schermi, come accade presso lo stand sudcoreano.


mercoledì 14 novembre 2012

IDOLA, FuORI! 25 - Il falso è l'intero

Nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso, scriveva Guy Debord più di quaranta anni fa. 
La satira – la cui morte per afasia ha per epitaffio la celebre battuta di Karl Kraus, su Hitler non mi viene in mente nulla – non potrà dunque riattivare il proprio discorso appellandosi semplicemente all’oggettività dei fatti, o meglio all’attendibilità delle notizie che pretenderebbero di riferire quegli stessi fatti.  Perché proprio dinanzi all’indicibilità di un fatto (l’ascesa del nazismo) essa è ammutolita. 
Le ragioni dello scacco vanno ricercate nell’espropriazione stessa della lingua. 
Il capitale fa una cosa sola, accumula indefinitamente se stesso (al punto tale da transustanziarsi  in immagine), e indefinitamente produce desertificazione. Il totalitarismo è solo una delle sue innumerevoli manifestazioni. Dunque la stessa potenza sociale linguistica, ovvero ciò che rende possibile la comunicazione e lo strutturarsi di forme-di-vita umane (bios), è oggi scissa dall’essere e ricostruita in un orizzonte separato, completamente disponibile all’estrazione di plusvalore. Ciò che univa concretamente, ora unisce nella separazione. Lo spettacolare integrato – in cui si raccolgono le rovine della letteratura, dell’arte, della politica – costituisce il compimento del processo: il falso è l’intero.