IL BLOG


IL MOVIMENTO REALE AL FOTOFINISH CON LO STATO DI COSE LATENTE.


giovedì 24 ottobre 2013

XXI




Epoca

Chi potrà, mia epoca, mia belva,
fissarti nelle pupille un istante
e di due secoli agganciare le vertebre
incollandole con il proprio sangue?
Le cose terrestri dalla gola
zampillano sangue carpentiere;
sul limitare dei nuovi giorni
chi, se non il mangiaufo, trema?

La creatura fino a che c’è vita
deve in giro portare la sua schiena,
e l’onda, il flutto al gioco si affidano
di un’invisibile spina dorsale.
Tenera cartilagine di bimbo
è l’epoca neonata della terra:
di nuovo hanno sacrificato l’apice
della vita come fosse un agnello.

Per scioglier l’epoca dalle catene,
per dare inizio a un mondo nuovo
bisogna, a mo’ di flauto, unire insieme
le piegature dei nodosi giorni.
È  l’epoca a gonfiare d’angoscia
umana il flutto che s’increspa; e l’aurea
misura dell’epoca ha il respiro
della vipera nascosta fra l’erba.

E ancora le gemme si gonfieranno,
la vegetazione schizzerà talli,
ma, epoca mia, bellissima e grama,
è in pezzi la tua spina dorsale.
E con un povero sorriso demente
ti volti a guardare crudele e fiacca,
come una belva che fu agile un tempo,
le orme lasciate dalle tue zampe.


Osip Mandel’štam

lunedì 30 settembre 2013

Apostasia


Tutti gli idoli svaniscono di fronte all’energia straordinaria di quest’ultimo, dell’Idolo: che all’individuo, a ciascun individuo, spetti godere, senza alcun limite esterno, di tutto il potere che può. E tuttavia, nelle maglie di quest’Idolo tutte le volontà sono irretite; di fronte ad esso tutte si genuflettono; in esso si eguagliano, si confondono, divengono infinita moltitudine. Si forma così il corpo dell’Anticristo, come “società” degli ultimi uomini. Essi danno vita a “un solo gregge”, ma è un gregge che non tollera pastori, poiché il “pastore” già detta dall’interno di ogni loro movimento e pensiero: che felicità sia a vostra misura; “Che cos’è amore? E creazione? E anelito? E stella?”; è compiuto l’uomo; “si avvicinano i tempi in cui l’uomo non scaglierà più la freccia anelante al di là dell’uomo” (Nietzsche, Prologo di Zarathustra) .

Nessuna anarchia; all’opposto: arché, principio e guida spettano all’ultimo uomo rappresentato dall’Antikeimenos; ma qui l’idea di rappresentazione gioca in forma capovolta rispetto alla figura del katechon
L’Avversario “rappresenta” gli ultimi uomini, che ne costituiscono corpo e energia, predicando la loro “libertà” da ogni “rappresentante”, la loro compiuta autonomia. L’Avversario rappresenta de-costruendo ogni rappresentabilità. 
L’ordine dell’Antikeimenos deve essere sentito dall’ultimo uomo come privo di ogni valenza rappresentativa. L’essere-rappresentati finisce con l’apparirgli sinonimo di violenza o coercizione. È, alla fine, l’idolo del Sé che egli adora. In questo modo l’Empio si oppone a ogni katechon, fino a sradicarlo. Egli “rappresenta” le forze non contenibili, e perciò non rappresentabili, dell’ultimo uomo. Ma irrappresentabile diviene, con ciò stesso, anche ogni trascendente, anzi: l’idea stessa che l’uomo ek-sista in quanto facoltà di trascendersi. Della pura immanenza, chiusa in sé, è impossibile farsi immagine, così come della sovra-essenzialità divina. 
Esausto si fa allora il tempo messianico di fronte all’energia dell’ultimo uomo. Non vi è né Fine, né attesa, se non quella che sempre si ripete della soddisfazione del proprio individuale appetito. L’ultimo uomo eternamente ritorna (il convalescente, in Così parlò Zarathustra), in un’infinita durata scandita dalla produzione e riproduzione dei bisogni. Nella sua inospitale individualità egli è perciò anche l’essere più dipendente che si possa concepire – dipendente dal sistema “universale” che quella produzione e riproduzione assicura. Egli vive, in ogni senso, soltanto nella sua rete. Irretito nel potere dell’Antikeimenos, incapace di innalzarsi. 
La sua epoca – che egli pretende compimento non solo della storia, ma dello stesso genere “uomo” – è quella della rete, proprio nella sua metafisica differenza rispetto al segno della croce, nella sua radicale anticristicità. Le direzioni della prima si dispongono integralmente sull’orizzontale, e il suo progetto consiste nell’annullare nell’hic et nunc dello spazio globale il senso stesso del tempo escatologico-messianico; quelle della croce, all’opposto, segnano l’irrompere imprevedibile dell’Eterno sul piano della distensio temporis – Eterno che sempre su di esso si rappresenta, ma sempre anche, insieme, si ri-vela.

(da Cacciari, M., Il potere che frena, Adelphi)