IL BLOG


IL MOVIMENTO REALE AL FOTOFINISH CON LO STATO DI COSE LATENTE.


domenica 7 agosto 2011

IDOLA, FuORI! 6 - Contro le utopie


Il preteso tentativo di fondare una comunità di astratta pacificazione, ideologicamente pura – per esempio l’Europa immaginata da Breivik, la merda bionda –, riflette sempre un’istanza di dominio superiore e trascendente, che va dunque denunciata come fondamentalmente reattiva.
L’utopia, ogni volta che si mostra, svela tutta la sua portata retrograda e fascista, perché l’ideale che si propone di perseguire – per un trionfo a-venire della volontà – è organico a un modello ontologico e politico duramente identitario, ostile a ogni possibile declinazione della differenza e del molteplice.  

sabato 6 agosto 2011

"Suicidio" si scrive con la "C" di Camusso


Tanto per dare l’idea di come il rapporto di forza sia oggi completamente sbilanciato a favore della parte avversa al lavoro. Gianni Rinaldini: “Marcegaglia presenta proposte anche a nome e per conto delle organizzazioni sindacali: un’umiliazione della Cgil”.


Il testo qui.



martedì 2 agosto 2011

Deviati di Stato


Non è la prima volta, ma preme nuovamente ricordare Carmelo Bene, il quale, “da ferito a morte”, dedicava “non ai morti, ma ai feriti dell’orrenda strage” una straordinaria Lectura Dantis dalla Torre degli Asinelli a Bologna. Così io interpreto:

Non ai morti – che non testimoniano se non con l’indelebilità del proprio sangue –, ma ai feriti, ancora oggi narratori della lugubre storia di uno Stato fascista e assassino, che prima dilania i vivi e poi finge sulle salme, compiaciuto dell’innocuità immota del cadavere, che non parla più, non lotta più, e muore soltanto.




lunedì 1 agosto 2011

giovedì 28 luglio 2011

IDOLA, FuORI! 5 - La pace dentro il conflitto


Guerra o pace? Secondo un punto di vista materialistico, nel nuovo ordine della globalizzazione non è più possibile esprimersi in questo modo, ammesso che lo sia mai stato.
Vale a dire che non c’è alternativa, che non si danno le condizioni oggettive per una scelta esclusiva: guerra e pace vedono piuttosto sfumare reciprocamente i propri limiti in una dimensione ibrida e complessa.
Sul piano internazionale, l’ambiguità ha svelato nuovamente l’insufficienza del diritto nel porre un freno alla violenza. I movimenti pacifisti, evidentemente costretti a rinunciare a formule ireniche, devono muoversi all’interno di questo orizzonte di consapevolezza. Il discorso è valido a ogni livello, nazionale e internazionale.

Affinché non si riduca ad astratta ideologia, la questione del pacifismo va infatti pensata su un terreno politico, vale a dire intrinsecamente conflittuale. In questo modo, la pace cessa di essere una semplice opzione o scelta aprioristica per configurarsi, in quanto prassi a sua volta costituente, nei termini di una nuova lotta di classe. Non semplicemente nel senso di lotta per il possesso e la gestione dei mezzi di produzione (la classica emancipazione del proletariato), ma anche come attività immanente e democratica di libertà e di creazione di valore. Un sistema aperto, a-teleologico, antagonistico, “rischioso” (Machiavelli) che non sollecita sintesi dialettiche e che sfugge a ogni esito dispotico. Così mentre si produce la pace, si sottrae spazio alla guerra. La pace appunto – quando è qualcosa di reale – è lotta politica, non ordine pubblico o pacificazione ottenuta attraverso la minaccia e la violenza degli apparati repressivi di Stato. La mera cessazione di belligeranza è il grado zero della pace, ne indica il livello più miserabile e animale, poiché fondato sulla paura della rappresaglia del potere.

È l’idea di pace interna secondo il cinismo del Viminale, per dirla in parole povere, cui corrisponde un’esistenza umana declassata a nuda vita, a zoè. Mi piace allora qui ricordare Lucien Febvre, “è dell’uomo la paura, ma più ancora il trionfo sulla paura”.
Una popolazione terrorizzata è una popolazione scissa dalla sua potenza costituente, indebolita dal rapporto di separazione governante-governato, degradata a corpo sociale completamente depoliticizzato. Machiavelli ci insegna invece come sia piuttosto l’antagonismo politico interno (che non sfocia in guerra aperta) a rendere la città potente verso l’esterno, secondo la coincidenza di “buone leggi” e “buone arme”. È la società attraversata dal conflitto temperato dalla politica che permette agli uomini di diventare tali, di esercitare virtù, di sviluppare la potenza con cui si entra reciprocamente in competizione per creare nuovi valori collettivi.


È la lotta che esclude e sostituisce la guerra come puro annientamento e distruzione. Allora sì, la pace diventa il solo criterio legittimo col quale valutare la qualità di una costituzione. Pace che non si esaurisce in sterile e perpetua acquiescenza, ma che si riproduce continuamente nella conflittualità del rapporto politico. E questa è anche la via che conduce a una vera partecipazione democratica. È la prassi che denuncia come impostura l’idea di democrazia come oggettività disponibile a manipolazioni da parte dell’unità assoluta del potere, come automaticità di sistema o come mezzo a vantaggio dell’élite (termine che preferisco a “casta”) per selezionare i propri quadri professionali e dirigenti. La questione, come sempre, è ontologica prima ancora che politica, perché la democrazia così intesa è soprattutto processo creativo di democratizzazione. Non è dunque un banale complesso di procedure date per preservare e garantire la pace, ma è la pace stessa nel suo costruirsi politico e antagonistico. Secondo questo criterio, un esecutivo che soffoca la lotta insorgente dal basso, che tratta i cittadini come carne da manganello o peggio – come a Genova o a Chiomonte –, è un governo antidemocratico e illegittimo.



lunedì 25 luglio 2011

Fondamentalismo cristiano


E adesso come reagiranno i governi e la comunità internazionale? Come sono soliti fare all’indomani di ogni attentato terroristico, temo. Il rischio è la militarizzazione permanente della società, secondo il convincimento che la vita stessa, per potersi conservare, debba piegarsi al dominio del controllo.