Sovrano è
colui che decide sullo stato d’eccezione, scriveva una volta qualcuno con
troppi cattivi amici e nemici. In un mondo che oggi assomiglia a quello attraversato
dall’avventuroso Simplicissimus – presso
il quale tutto è invertito, dove la crisi permanente appare come la normale e
adeguata forma storica assunta dal capitale, e in cui la guerra cessa di essere
anomalia catastrofica per trasformarsi in consuetudine disordinativa del
sociale –, lo stato di eccezione è quotidianamente evocato a guisa di un
defibrillatore per enti giuridici nazionali allo sfascio, col medesimo risultato
che si otterrebbe masturbando un cadavere.