IL BLOG


IL MOVIMENTO REALE AL FOTOFINISH CON LO STATO DI COSE LATENTE.


domenica 15 luglio 2012

IDOLA, FuORI! 22 - Futilità dell'autobiografia

L'unica cosa che mi viene in mente a proposito del "parlare di sé" è che se ne può parlare fondamentalmente in due modi, secondo quanto sostiene Céline. O bene o male. Ora, parlare bene di se stessi è un'operazione grottesca. Parlarne male è invece inutile, perché a riguardo si può fare benissimo affidamento sugli altri.

sabato 7 luglio 2012

Di Spinoza, di satira e di altri umori

Che a Spinoza piacesse ridere di gusto è risaputo e debitamente documentato. Colerus – biografo comunque a lui ostile –, racconta a riguardo alcuni aneddoti.

Lo stesso Spinoza d’altra parte scrive:
1-L’Irrisione è Gioia nata dal fatto che immaginiamo che qualcosa che disprezziamo è presente nella cosa che odiamo.
SPIEGAZIONE
In quanto disprezziamo una cosa che odiamo, in tanto ne neghiamo l’esistenza […] e in tanto ci rallegriamo. Ma, poiché supponiamo che l’uomo abbia in odio ciò che è oggetto della sua irrisione, segue che questa Gioia non è solida. (Eth. III, prop. XI e spiegazione)

2-L’Odio non può mai essere buono.
L’Invidia, l’Irrisione, il Disprezzo, l’Ira, la Vendetta e gli altri affetti che si riferiscono all’Odio o nascono da esso sono cattivi […]. (Eth. IV, prop. XLV e corollario I)

3-Tra l’Irrisione (che nel primo Corollario ho detto cattiva) e il riso riconosco una grande differenza. Infatti, il riso – come anche il gioco –  è pura Gioia, e perciò […] è di per sé buono. (Eth. IV, prop. XLV, scolio)

Oltre al riso e alle pure gioie esistono dunque anche delle gioie tristi, cioè gioie che si danno a seguito della denuncia delle tristezze altrui, passioni di cui non siamo causa adeguata. Gioie reattive, direbbe Nietzsche.

La satira, a parte i suoi momenti migliori, difficilmente mostra di essere qualcosa di più che una re-azione, un contro-mood derisorio, una denuncia, o una sottrazione di quanto è comunemente acquisito al senso comune.

Nei suoi esempi peggiori è invece l’apoteosi rovesciata di ciò che esiste, un’implicita glorificazione “al negativo” dello stato di cose presente.

Di qui la diversità rispetto al grottesco materiale, al carnevalesco (Rabelais non è un autore satirico, infatti), oppure a un umorismo nero – da Kubin a Kafka, da Lautréamont a Max Ernst – che è soprattutto sovvertimento per una produzione ontologica del nuovo e non replica invertita dell’esistente.  

venerdì 29 giugno 2012

Carlin, Hicks, Schimmel etc.

Nel loro umorismo insiste e persiste un irriducibile carattere antipolitico (peraltro implicito nella società democratica americana tutta, e già riconosciuto dalle analisi di Tocqueville). L'individuo privato, ideologicamente concepito come soggetto portatore di diritti naturali tendenzialmente illimitati - tra i quali figura un'astratta libertà d'espressione -, è l'alfa e l'omega di questi talenti satirici. Le contraddizioni sociali, per quanto riconosciute, sono interiorizzate, rielaborate e restituite in forma umoristica su un piano prevalentemente psicologico, personale, politicamente agnostico.

sabato 23 giugno 2012

La terza volta

Se è vero - come scrive Marx - che i grandi fatti della storia si ripetono due volte, la prima come tragedia, la seconda come farsa, qualcuno spieghi che cos'è Grillo.

mercoledì 6 giugno 2012

IDOLA, FuORI! 21 - Satira, una lezione impartita a me stesso

Informazione e moda nell’epoca dello spettacolare integrato sono espressione di un medesimo processo di alienazione. Entrambe descrivono parabole effimere, al ritmo del tempo realmente falsificato della produzione e del consumo di merci. Se sulla passerella l’abito – rendendosi visibile – diviene immediatamente out of fashion, le news compaiono già consunte nell’attimo stesso della loro apparizione: l’attualità è obsolescenza per definizione.

Una satira subalterna ai ritmi evenemenziali della cronaca giornalistica si oggettiva istantaneamente in apologia dell’esistente, una figura della falsa coscienza. La risata può darsi, ma solo all’interno di un orizzonte già spezzato, laddove l’emancipazione è vuoto portamento, e in cui vige incontrastata la ratio di una logica surcodificante e binaria, che automaticamente ripartisce l’informazione in nuova e vecchia, ricalcando indefinitamente l’immagine di un mondo feticcio, completamente informato, cioè dissolto – perché questo fa il capitale – in un accumulo pulviscolare di fatti.

La prospettiva storica di lungo periodo, l’unica capace di dialettizzare e di attingere criticamente a “più ampi destini”, è bloccata e neutralizzata dall’ansia ideologica di un’immobile rincorsa alla notizia.